Emerge un chiaro caso di discriminazione abitativa, mascherata da buonsenso urbanistico, una storia già vista troppe volte. Nell’edilizia popolare, la retorica dell’inclusione si scontra sempre con il muro invisibile della segregazione sociale, eretto da chi teme il “degrado” più del diritto alla casa. Il problema non è solo la carenza di alloggi, ma la scelta di destinare diversamente un’area che avrebbe potuto ospitare di nuovi, osteggiata da chi non voleva case popolari vicino a Piazza Don Tonino Bello. Qui la questione è sociale e culturale: la paura che la presenza di famiglie a basso reddito svaluti gli immobili riproduce una logica classista che, da decenni, esclude i più deboli. Non è solo una questione di edilizia, ma di diritti. Se oggi quella graduatoria è carta straccia, è perché qualcuno ha deciso che la casa è un privilegio, non un diritto, sacrificando le fasce più fragili per tutelare il benessere di pochi. Bene l’asilo nido pubblico, un servizio essenziale in un contesto di carenza e costi elevati. Ma quella stessa area avrebbe potuto ospitare anche case popolari, rispondendo a un bisogno altrettanto urgente. Se oggi non ci sono alloggi da assegnare, è per scelte passate e per chi ha escluso l’edilizia popolare dal proprio quartiere. Non si tratta di contrapporre diritti, ma di riconoscere che le politiche sociali non possono essere dettate da chi difende il valore degli immobili. Se vogliamo un’urbanistica inclusiva, dobbiamo affermare che la casa è un diritto per tutti, non un lusso per pochi. Questa compagine politica amministra ormai da 13 anni ininterrotti. In tutto questo tempo non è riuscita a garantire neanche un solo alloggio alle famiglie indigenti, a chi ha vissuto il dramma della perdita del lavoro durante la pandemia, a chi vive nell’incertezza di un affitto troppo caro. E attenzione, non si tratta solo di costruire nuovi edifici, ma anche di censire ciò che esiste e che da anni è inutilizzato nelle vie della nostra Giovinazzo. Nulla è stato fatto e nulla si intravede all’orizzonte, perché, al di là di qualche chiacchiera di circostanza, la realtà è che delle persone in difficoltà non si curano. E allora? Aspettiamo la revisione del PUG, l’accordo con Arca Puglia, l’attuazione dei piani urbanistici? O pretendiamo subito una risposta politica? Di belle parole ne abbiamo sentite tante, ma le famiglie senza casa non possono aspettare la burocrazia e gli equilibri elettorali.

Leggi il post su

Lascia un commento